Adorabili eccessi

Adorabili eccessi

E’ suggestivo toccare con mano usi, costumi e modi di vivere lontani dalla nostra realtà. Il mese scorso ho avuto la fortuna di fare un bel giro in California ed alle isole Hawaii. Ah, l’America. Il luogo (anche nella nostra mente) che viene maggiormente enfatizzato (e spesso idealizzato) dalla maggior parte delle persone di tutto il mondo. Non essendo mai stato in USA ero davvero curioso di toccare con mano questa realtà, e, se possibile, portarmi nella valigia qualche spunto positivo per la mia città, Livorno.

In effetti, a parte visitare per alcuni giorni San Francisco e Los Angeles, ho assaporato anche realtà più piccole, molto più vicine – in termini di abitanti e territorio – alla nostra. Il risultato? Sono rimasto colpito dai suoi adorabili eccessi. In quali termini? Entro nello specifico.

L’America è un paese che, con grande evidenza, basa molta della sua organizzazione sulla standardizzazione delle procedure. Non importa se stiamo parlando di un hamburger o di mezzi pubblici, di un parco giochi o dei bagni. Tutto ha uno standard, ovunque tu vada. Dalla immensa Los Angeles al minuscolo paesino di Maui. I bagni pubblici ad esempio sono tutti uguali. Perfettamente in ordine, gratis, profumati e con ogni tipo di comfort. Dal pier 39 di San Francisco fino alla cima del vulcano di Oahu, a 1700 metri. Così come è consueto (al limite della mania) il modo in cui si paga qualcosa: carta di credito. Anche per il biglietto dell’autobus. Non importa cosa compri, importa come paghi. Ma quello che impressiona è il tempo che si guadagna in queste operazioni rispetto al nostro paese. C’è anche un altro aspetto molto interessante, in questi adorabili eccessi: il merchandising a tutti i costi. Qualunque attrazione il turista voglia visitare, dal minuscolo acquario al giro in battello, dal parco divertimenti al museo, c’è un simpatico giro finale da compiere, modello autogrill. Dove ti propinano di tutto, col marchio di quel luogo ovviamente. Si sono addirittura inventati i penny commemorativi di ogni luogo. Inserisci un dollaro e ti esce il penny coniato per l’occasione con un’immagine dell’attrazione che hai visitato. Sapete dove glieli tireremmo qui da noi?

Tutto in effetti è enfatizzato e spesso esaltato all’eccesso. E non è tutto rose e fiori, ovviamente. Certo, fa specie vedere quante cose vengono valorizzate (spesso senza motivo alcuno) e quante noi, nel nostro assoluto gioiello di paese, snobbiamo dandoci la zappa sui piedi e lamentandoci per il lavoro che è sempre più difficile da trovare e mantenere. Per riassumere le impressioni su questo popolo così grande e variegato, mi sento di dire che gli americani, un po’ come i livornesi, sono gentili, organizzati, spiritosi e aperti. Un attimino spacconi talvolta (ma anche questo profilo a noi non manca di certo), sicuramente non mangiano bene. Mi porto a casa però la loro organizzazione e la loro disciplina. Il loro stare in una fila ordinata ad aspettare.

Certo, negli eccessi (poco adorabili) ci sono flotte di clochard che bivaccano tristemente vicino ad union square (la piazza dove Hitchcock girò una famosa scena del film “Uccelli”) e questa vera e propria imposizione di dare la mancia a chiunque. Pensate cosa accadrebbe qui a Livorno: vai a mangiare in un ristorante, siete in due. Ti portano il conto: 25 euro a testa. Vabbè, ci sta. Nella ricevuta che ti arriva ti trovi in fondo (traduco in italiano, è ancora più paradossale):

mancia consigliata

15% – 7,50 €

20% – 10 €

25% – 12, 50 €

Immagino le possibili reazioni del labronico purosangue di fronte a cotanto biglietto. In una parola? Boiadeh!