Parliamo di politica, più o meno seriamente.

Dipende dal clima, siamo meteoropatici.

Parliamo di politica, più o meno seriamente.
Dipende dal clima, siamo meteoropatici.

Si, ma ora apriamo un’altra fase

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Il congresso è finito e il Pd ha cessato l’ennesima discussione introspettiva: o almeno se lo augurano tutti quelli che a vario titolo hanno partecipato a questa kermesse, da Renzi stesso agli elettori. Congressi di Circolo, Unioni Comunali (se previste) e Federazioni nella prima fase, Convenzioni Nazionali tra gli iscritti nella seconda fase ed Elezione del Segretario nella terza fase. Tre durissime sedute psichiatriche in cui il paziente, entrato in evidente stato confusionale a causa del tambureggiante tiki-taka di febbraio (elezioni) e maggio (elezioni Presidente della Repubblica) e la scarsa incisività del governo di cui è comunque componente principale, è uscito visibilmente risollevato. Adesso non va tutto bene: ma c’è la sensazione, strana e mai più provata di recente, che le cose potrebbero sistemarsi.

Gli elettori hanno chiarito che per loro non è sufficiente un mero cambiamento anagrafico. La forza con cui è stato scelto Renzi ha premiato soprattutto i suoi contenuti (che, con un briciolo di malcelato orgoglio, sono simili a quelli che abbiamo messo nero su bianco nel documento “Gli uomini passano, le idee restano” ) che incarnano ormai il pensiero del popolo del Pd. Ad ulteriore riprova non meravigli lo stupore che questo ha destato nella classe dirigente stessa del Partito, rappresentanti che si sono scoperti distanti dagli elettori.

Dal 9 dicembre la vocazione maggioritaria non potrà mai più essere un taboo e le primarie vengono confermate come strumento principe per la selezione della classe dirigente. Da oggi uno degli argomenti programmatici del Pd è la semplificazione delle istituzioni che ne riduca i costi e ne aumenti l’efficienza: gli amministratori del Pd (e magari che hanno sostenuto anche il nuovo segretario) non si potranno più sottrarre a accorpamenti di Comuni limitrofi, abolizioni di enti e carrozzoni a vario titolo poco utili e superamento delle Provincie. Così come la schiacciante vittoria di Renzi ha spazzato via correnti e accordicchi che permettevano ai “capibastoni” locali di operare in accordo o in disaccordo con il Partito a seconda delle proprie necessità. Complimenti ai nostalgici: torna il centralismo democratico.

La fase del congresso è finita: beh, se è vero che ogni fine è seguita da un inizio, adesso è il momento di occuparci della nostra Città.

A febbraio ci saranno le primarie per scegliere il candidato Sindaco: si fa presto a dire Sindaco. Non esiste Sindaco senza un progetto convincente per la Città che si propone ad amministrare, non esiste progetto senza discussione tra i Cittadini che andranno ad eleggere tale Sindaco. E visto che noi siamo un blog che parla a tutta la città e che siamo nati col proposito di fare discussione politica (più o meno seriamente: dipende dal clima, siamo meteoropatici), chi più di noi può sentirsi sul groppone la responsabilità di pensare, rimuginare, discutere, ideare e sognare qualche cosa da cui i futuri amministratori di questa città debbano prendere spunto?

Sarà inutile traguardare le prospettive di questa città a 20 anni: il mondo va talmente veloce che potremmo ritrovarci senza riferimenti in 6 mesi e il rischio è quello di poggiare oggi delle pietre che domani sarà inutile spostare o alle quali sarà impossibile poggiare sopra qualsiasi altra pietra. In sostanza rischiamo di fare un passo avanti e tre passi indietro, continuando a partecipare al gioco dell’oca che cristallizza Livorno da innumerevoli anni. Un progetto credibile ha un solo obbiettivo da raggiungere: il benessere dei livornesi. E questo sarà possibile solo con un progetto con delle idee di fondo molto forti da rispettare ad ogni costo e delle direttrici di lungo respiro da percorrere. Per sbloccare questa città dobbiamo dare risposte a domande cui troppo spesso i nostri padri non hanno voluto rispondere: ma a questo turismo, ci puntiamo o no? E come pensiamo, ma veramente, di sviluppare l’economia in questa città? E a proposito: il porto, a chi ci apriamo per farlo tornare ad essere importante, quindi più produttivo e capace di occupare molta più forza-lavoro di quanto faccia adesso? La nostra sarà la “Città del bello” e/o la “Città del verde”? E’ prioritario o no riformare la macchina comunale in modo da ottenere una “Città facile” in cui sia possibile sbrigare una pratica in tre ore invece che in tre settimane?

Queste sono solo mie riflessioni, ma intanto sarà necessario prendere spunto da quello che la gente ha detto chiaramente durante queste primarie: vogliamo che parliate con tutti, anche con chi non è “storicamente” di sinisitra. Perché se è vero che un tempo erano la spina dorsale della città e ne garantivano il benessere, adesso non sono più in grado di farlo da soli: semplicemente perché quel tempo non c’è più, il mondo è cambiato e la conservazione della posizione causa la perdita di opportunità di sviluppo e quindi di lavoro e di benessere per tutti i cittadini.

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