Nemo propheta a Livorno

Nemo propheta a Livorno

Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua”. Concetto di una odierna e disarmante attualità. Da dove arriverà una massima tanto calzante, specie per Livorno in questi ultimi tempi? Niente popò di meno che dal Vangelo secondo Matteo (13,57). Insomma, il mondo pare essere sempre lo stesso, anche a distanza di secoli.

Mi preme, in questa riflessione ad alta voce, porre la massima attenzione sull’incredibile diatriba nata in queste ore tra il regista livornese Luca Dal Canto e l’assessore alla cultura della nostra città Francesco Belais. Il regista ha chiesto ad inizio ottobre un appuntamento per coinvolgere istituzionalmente il Comune di Livorno nell’evento di Strasburgo del prossimo 19 novembre, che avrà come protagoniste le figure di Amedeo Modigliani e Giorgio Caproni. Non due pisani, insomma.

A quel che leggo, nell’occasione, non è stata inoltrata presso l’assessorato nessuna richiesta ufficiale di contributo. Il regista, con i suoi progetti, porta di fatto in giro per il mondo Livorno da tempo: il suo lavoro arriverà a Strasburgo dopo 4 anni di “tour culturale” in Italia ed Europa, con riconoscimenti importanti (76 selezioni ufficiali in Festival internazionali e oltre 20 premi). Ma a Livorno l’eccellenza spesso infastidisce, come un profumo troppo buono e denso. La questione non è solo politica: io stesso mi sono trovato anni fa, con la precedente amministrazione, totalmente osteggiato di fronte ad una realtà come Risonanze Armoniche, che dal 2007 al 2009 riuscì a produrre 21 spettacoli di altissimo livello, portando nella nostra città artisti di caratura mondiale (Martha Argerich, Lando Bartolini, Bruno Canino, Katia Ricciarelli, Roberto Prosseda, Mario Cassi e molti altri) per fare beneficenza. Risultato? Demmo fastidio a molti, nessuno (o quasi) ci dette una mano nel finanziamento dei progetti e l’associazione chiuse tristemente i battenti dopo appena due anni. Non solo: dopo che qualcuno ci chiese migliaia di euro per un concerto di beneficenza nel teatro della nostra città ci attaccarono in tutti i modo a mezzo stampa, sciorinando numeri e nomenclature da veri burocrati.

Film già visto insomma, caro Luca. Credo che la questione non sia politica nel mero senso del termine ma prettamente di competenze e capacità, che evidentemente latitano. Valorizzare iniziative come questa di Dal Canto sarebbe per un assessorato solo una ghiotta risorsa. Mi chiedo davvero dove sta il confine tra ragionevolezza e delirio. Un artista livornese si prende la briga di creare un evento su due artisti immortali labronici, arriva a presentarlo in un istituto di cultura italiano all’estero e davanti ad una necessità cosa gli si mette davanti? Numeri, protocolli, storiografia di quanto fatto in precedenza (dalla scorsa amministrazione, a quanto pare).

Qualche giorno fa parlavo con un’altra eccellenza livornese, di un ambito non artistico. “Marco, mi dici un livornese eccelso che ha sfondato nel suo settore ed è rimasto stanziale in città senza essere aggredito, mistificato o denigrato”? L’ho guardato e ho pensato a Mascagni e Modigliani ieri. E – purtroppo – a Luca Dal Canto oggi. Ah, Luca non è un amico. Ci siamo incrociati 2 o 3 volte col passeggino alla terrazza. Ho però visto qualche anno fa “Il cappotto di lana” e ho capito quanto talento abbia. Forse troppo per Livorno. O no?