Mini diario di una campagna elettorale

Mini diario di una campagna elettorale

Una delle battute che più mi è rimasta impressa in queste settimane di porta a porta, è quella della signora Rosa. “Sai perché ti voto? Perché quando ci sei venuto a trovare e ti abbiamo chiesto cosa ci promettevi, hai risposto con un niente”. Il messaggio implicito, ovviamente, è che la sincerità paga.

Partiamo dall’inizio. I primi di Aprile, dopo qualche settimana di discussioni, in una riunione del nostro Circolo viene il momento dell’ufficialità. I candidati del Circolo PD di Collesalvetti, saranno Dario, Elisa e Fabio (io). Passata l’ufficialità e fatte le foto di rito, arrivano i santini e viene il momento delle divisioni della vie: a me toccherà la parte nord e ovest del paese, a Dario la parte sud e est. Ciò, semplicemente, perché abitiamo agli estremi del paese e quindi la scelta è la più logica. Elisa, invece, in quanto donna, potrà pescare su tutta la frazione. Le persone direttamente conosciute non fanno testo e ognuno potrà contattare chi conosce bene. Si pianificano le prime iniziative, alle quali parteciperemo tutti e tre, e i primi giri da fare in coppia. E via, si parte.

Il primo incontro, davanti alle Scuole dell’Infanzia, è una “merenda con il Sindaco” e – in tutta onestà e a discapito di quanto mi aspettassi – ha un discreto successo. Passiamo due ore davanti alla scuola a parlare con i genitori, gli zii, le nonne, che ci raccontano che vorrebbero un’area verde più curata per far giocare i bambini all’uscita della scuola. Quel giorno conosco, tra le tante, anche due donne: Rosa, alla quale prometto che la andrò a trovare più avanti, e Silvia, con la quale fissiamo subito un giro nella sua zona. Il sabato successivo, ci farà vedere in quale stato siano costretti a vivere: la zona dove risiedono è circondata da tantissimi appartamenti invenduti e, ovviamente, mancano tutte le opere di urbanizzazione che erano (ergo, sono) a carico delle cooperative edili fallite. Ma non ce l’hanno con il Comune. Quello che chiedono, però, è che si continui a stare al loro fianco. Come già, per loro stessa ammissione, ha fatto l’Amministrazione uscente. Quando ci allontaniamo a piedi, confido a Elisa che quella visita mi ha messo un po’ a disagio.

Nei giorni successivi, mi concentro su Castell’Anselmo, in quanto quella frazione è storicamente legata a noi. Tramite una carissima amica e un colpo di fortuna, conosco Massimiliano che, a sua volta, mi presenta Renzo. Sono i tipi più “attivi” del paese e, insieme a loro, decidiamo di organizzare un incontro con il (candidato) Sindaco. Porta a porta, volantinaggio, e all’incontro, oltre a me, Elisa e Lorenzo, parteciperanno una ventina di persone. Un successo, a detta di chi è del posto. Ma nei giorni precedenti, sempre a Castello, mi era stato presentato Angelo. Lui – contadino e agricoltore da una vita – ci racconta, in un italiano misto a siciliano, che quando era ragazzo, in Sicilia, lottava contro i baroni latifondisti per avere in affitto (“noi volevamo pagare, non rubare”) parte dei loro terreni. “Ero comunista quando essere comunista significava lottare contro la mafia”. Era il tempo di Portella della Ginestra, del Bandito Giuliano e delle rivolte contadine placate con la forza e il sangue dallo Stato e dai mafiosi, i quali stavano dalla parte dei latifondisti. E, mentre ci racconta queste cose, noto la commozione nei suoi occhi.

Gli ultimi dieci giorni, invece, li dedico interamente a Collesalvetti e alla mia zona. Prendo l’elenco dei conoscenti che mi ero scritto giorni addietro e inizio a telefonare: “Ciao, come va? Hai saputo che mi sono candidato? Posso venirti a trovare?”. E lì parto. In dieci giorni giro come una trottola. Mi sono messo in testa che devo parlare di persona con tutti i colligiani che conosco. Andarli ad ascoltare, guardarli negli occhi. Ed, eventualmente, spiegare come si vota. Prima di andare via, chiedo sempre se hanno amici o conoscenti ai quali vorrebbero presentarmi e, qualche volta, a dire il vero, il contatto riesce. La sera arrivo a casa distrutto, ad orari improponibili per una cena regolare. In tutta onestà, non credevo che farsi conoscere – e conoscere – fosse così faticoso. Ma sono contento perché, dove vado – anche dagli amici degli amici – trovo sempre porte aperte e voglia di parlare. E poi c’è il Circolo che non sta certo con le mani in mano. Massimo, Paolo, Bruno e gli altri, si danno molto da fare e, quando possono, ci presentano amici e vicini di casa.

Le giornate volano via piene di incontri e mi ritrovo al giovedì mattina, tre giorni prima del voto. Quella mattina devo andare a fare volantinaggio al mercato, ma mi alzo con un pensiero fisso: “Non ce la farò mai ad incontrare tutti”. Ribalto l’ansia a mio favore e cerco di sfruttarla per dare il massimo nelle ultime 72 ore. E così, superata anche la prima contestazione pubblica che subisco, quasi per assurdo, in un incontro sotto casa mia, si arriva al Sabato sera. Prima dei festeggiamenti per l’addio al celibato di un amico, mi dico: “Ok, quello che potevo fare l’ho fatto. Andrà come andrà, ma non posso avere rimpianti”.

La Domenica la passo al seggio come rappresentante di lista alla mia sezione, la numero 2. Tanti, quando mi vedono, si avvicinano, mi salutano, mi fanno l’occhiolino. Penso: “Mi avrà votato? Chissà.”. Inizia lo spoglio delle Europee e, sorpreso come penso tanti, scopro che abbiamo stravinto contro il M5S. Vado a letto contento. Male che vada per me, il PD in Europa ha vinto. E, indubbiamente, questo ci rassicura un po’ anche per il risultato delle amministrative.

Il Lunedì arrivo al seggio alle 14 in punto. In realtà, non voglio assistere allo spoglio ma, quando inizia, non riesco ad andare via. Ho un’ansia terribile che, però, mi passa – o, almeno, si ridimensiona – al primo “Iannone” che viene letto. Massimo, dopo una decina di minuti, azzarda un pronostico: “Secondo me qui arrivi a 70”. Io rispondo, scaramanticamente, che ne prevedo una ventina di meno. Sommati agli altri delle altre 3 sezioni di Collesalvetti – più le altre 16 del territorio, nelle quali comunque prevedo di prenderne qualche manciata – dovrebbero bastare per arrivare alla fatidica quota 100. Nel frattempo iniziano le telefonate e i messaggi: “Aggiornamenti? Come va?”. Ad un certo punto decido di concentrarmi sullo spoglio e lascio perdere il telefono. Nel frattempo le preferenze aumentano. 30, 50, 70. Penso: “A questo punto sono passato”. Il risultato finale sarà incredibile: 118. La prima cosa che penso, è che sono tanti perché è da quando sono nato che vivo nella stessa via. Esco dalla stanza con i fogli in mano per comunicarli al nostro organizzatore e mi viene incontro mamma, anche lei rappresentante di lista. Mi dice, entusiasta, che nelle altre tre sezioni ne ho almeno altri 90. Nel frattempo mi chiama Elisa e mi dice che, solo con gli altri seggi, io, lei e Dario siamo già oltre i 100. Provo a fare un calcolo, ma la mente non è proprio lucida, quindi decido di rimandare. L’importante è essere passati.

Appena arrivo al Comitato, si sente già l’aria di festa. Siamo al 55% circa come Partito, al 65% come coalizione. Ballottaggio scongiurato, viaggiamo addirittura a quota 12 consiglieri su 16. Un risultato tanto bello quanto, in parte, inaspettato. Forse abbiamo sopravvalutato – questa volta davvero – l’avversario. Oppure, più verosimilmente, ci siamo sottovalutati. Il mio nome, nel frattempo, è ottavo o nono, con 120 voti circa. Ma devono ancora arrivare i risultati di due sezioni di Colle, la mia e un’altra, più una di Stagno. Alla fine i voti saranno 284. Primo della lista. Se qualcuno me l’avesse detto qualche giorno fa, gli avrei dato del pazzo. Nel frattempo, Elisa arriva a 265 e Dario a 243. Noi di Colle abbiamo veramente fatto il botto. “Ma ce lo meritiamo – penso – per come abbiamo lavorato negli ultimi anni e per come ci siamo rispettati nelle settimane di campagna elettorale”. Sono felice, certo, ma sento subito la responsabilità. “Se ci hanno votato in così tanti vuol dire che hanno una grossa fiducia in noi”. La prima cosa che faccio è ringraziare tutti, pubblicamente, su Facebook. Poi partono le telefonate, ricevute ma anche fatte. Alla fine torno a cena a casa, esausto. Un paio d’ore di divano non me le toglie nessuno. Anche se poi, a dire il vero, fatico ad addormentarmi. L’emozione è tanta e non si può certo smaltire in qualche ora. E poi mi frullano per la testa tutte le persone che ho incontrato, le mani che ho stretto, i problemi che ho ascoltato. Ma anche i tanti incitamenti ad andare avanti, a cambiare le cose, a mandare a casa “i vecchi”. Insomma, a darsi da fare. Poi, tutt’a un tratto, la stanchezza mi piomba addosso e crollo all’istante.

Provare a sintetizzare gli ultimi due mesi in poche righe è stata dura. Ma ci ho provato, anche se avrei potuto raccontarvi tanti altri aneddoti. E permettetemi di utilizzare le ultime due per ringraziare tutti quelli che mi hanno aiutato a raggiungere questo traguardo. Chi mi ha votato, ovviamente, ma anche chi si è speso per me. E, non ultimo, chi mi ha sopportato in un periodo abbastanza carico di emozioni.

Sapere che quasi 300 di voi hanno scritto il mio nome su una scheda mi riempie di orgoglio e felicità, ma anche di tanta responsabilità. E vi posso assicurare che farò di tutto per ripagare la vostra fiducia.