Nogarin

L’identità, qualcosa da ritrovare

Mi disse una persona di grande valore, che un buon amministratore pubblico non si lascia trascinare dalle polemiche perché è molto più indaffarato nel risolvere i problemi che nel parlare dei problemi.

Vista con quella lente, questa stagione della nostra città risulta sempre più incomprensibile. Prevale il racconto dei fatti o la rappresentazione di essi, come se la politica potesse essere giornalismo, cronaca. Ma per quello c’è già il giornalismo, la cronaca. A che serve una politica che abdica al tentativo di creare cultura o che non compie sforzi significativi per la costruzione di un sistema di sviluppo? Questi piani sono largamente messi da parte, immolati innanzi alla smania di dare colpe o patenti di eticità, per tentare di intercettare il consenso di riflesso: quello basato sul malcontento verso gli altri.

Mettendo da parte, ma solo per un attimo, le riflessioni su un sistema impermeabile al cambiamento e quelle sulla classe dirigente cittadina, che ne è delle grandi questioni su cui questa città è in cerca di risposte? Che ne è della sua identità?

Il fronte del lavoro è sempre più caldo. Con una comunità ancora oggi fortemente retta da pensioni e ammortizzatori sociali, non eterni, un ruolo cruciale lo rivestono i 3 bandi di gara che coinvolgono il porto: Darsena Europa, Porto2000 e bacini di carenaggio. La preoccupazione che le cose andassero per le lunghe si è purtroppo verificata e oggi tutto interessa tranne che il braccio di ferro per le colpe dei ritardi. La domanda è: quanto tempo ancora per vedere concluse queste operazioni strategiche? Sempre che qualcuno non voglia ridiscutere tutto, senza dirci in tal caso a quali ulteriori ritardi si andrebbe incontro. E’ vero, non c’è soltanto il porto. Ma di fronte ad una riduzione della presenza industriale e a faticosi progetti di riconversione o poli tecnologici mai fatti partire, c’è almeno il porto. Questo dobbiamo dirlo.

Lo sviluppo turistico del nostro territorio a che punto è? Servirebbero significativi interventi di valorizzazione urbana (interventi sul decoro ad esempio) e strumenti urbanistici aggiornati rispetto alla nuova idea di città. Sono stati annunciati, ma purtroppo non portati avanti, gli stati generali del turismo. Si discute da parecchi anni della valorizzazione del circuito dei fossi sia in chiave culturale che commerciale. Ci vorrebbero serie operazioni amministrative che ridiscutessero le nostre principali attrazioni, valorizzandole: gare remiere, Effetto Venezia, sistema museale. Ad oggi nessun passo verso modelli virtuosi come la fondazione Lucca Comics, ma neanche come il Lucca Summer festival o il Festival dell’Unicorno. Potrebbe crescere e ramificarsi il Cacciucco Pride e una nota di colore positiva lo meritano il FiPiLi Horror Festival ed il Festival del Ridicolo. Ma le potenzialità che abbiamo sono ancora molto poco sfruttate.

Nubi invece si addensano sul futuro socio sanitario della città. L’Ospedale così o cosà, i distretti, le residenze sanitarie assistite. Tra privatizzazioni, dismissioni, ristrutturazioni e carte bollate, il tempo perso accumulato è notevole. E pensare che nel 2018 si sarebbe potuto inaugurare un nuovo ospedale in città, invece si aspetta il 2018 per risolvere senza penali o azioni risarcitorie l’accordo di programma in essere.

Perciò se ci siamo appassionati al monumento a Ciano immaginato come deposito di zio paperone, se abbiamo ironizzato sulla funivia Porto-Stazione, se è vero che il nuovo stadio è sempre li, pronto a tornare in maniera ciclica sulle cronache, se litighiamo sul pratino al posto dell’inceneritore nell’attesa del tunnel sotterraneo alle Terme del Corallo o della fontana anti spaccio in stile Las Vegas in Piazza della Repubblica, se è vero tutto questo, è altrettanto vero che la nostra identità perduta non sembra purtroppo ancora pronta per essere scovata. Prima che arrivi la prossima campagna elettorale, esistono realtà che sono pronte a dare un contributo? Sembra di si, ma la politica ufficiale stenta a vederle e loro a farsi trovare. Forse perché non si fidano più

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