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La politica che diventa umanità. Il racconto di una giornata particolare

Rocco Garufo è il presidente del seggio volante delle primarie del Pd di domenica scorsa. Oggi mentre si svolge l’Assemblea Nazionale che ratifica quei risultati, Rocco ci ha inviato il racconto di quella giornata in prima persona. E noi lo pubblichiamo, cercando di capire a che punto è la partecipazione alla vita politica nel nostro paese. Buona lettura!

Sono appena uscito dal numero 57 di Borgo Cappuccini. Guardando avanti vedo lontano il grattacielo di piazza Roma. Alle spalle c’è un pezzo di Porto Mediceo e una grande “g” che campeggia sulla ciminiera di una nave da crociera, mentre il traffico scorre stranamente placido sulla rotatoria di piazza Giovine Italia. Una fragranza esotica di cibo pervade l’aria, e l’atmosfera suadente del crepuscolo avvolge tutto con la magia di quella luce che non fa più giorno, ma non è ancora notte. Intorno è un formicolare di gente in attesa di trascorrere una serata di festa e la tentazione di mescolarmi a loro è forte. Ma non c’è un secondo da perdere. Claudia mi aspetta nell’auto ferma davanti ad un passo carrabile. È già tardi e dobbiamo correre all’altro capo della città per raccogliere l’ultimo voto prima delle otto. In pratica una corsa contro il tempo. Alla fine riusciamo a compiere la nostra missione, nonostante l’epilogo della giornata ci riserverà ancora qualche piccolo ed irritante colpo di coda. Una giornata straordinaria il 30 aprile 2017: convulsa, ansiosa e caotica, nella quale mi sono divertito, incazzato, commosso ed emozionato. Ma prima di procedere oltre devo fare un passo indietro.

Sono presidente del seggio “volante” alle primarie del PD a Livorno. Il seggio volante non risiede in un luogo fisso, ma ha il compito di raccogliere il voto nelle case di chi è impossibilitato a muoversi. In genere sono persone anziane, colpite da patologie che ne riducono sensibilmente le capacità motorie. I voti da registrare non sono tantissimi, ma sono disseminati in tutta la città, per cui andarli a prelevare uno per uno diventa un’operazione molto laboriosa. In federazione, con la persona che mi assisteva come scrutatore, prepariamo un kit per le operazioni di voto alquanto improvvisato e ci mettiamo subito all’opera. Per quanto faticosa la mattina sembrava cominciata bene. Centinaia di metri a piedi e piani su piani di scale nei vecchi appartamenti popolari fra via Donnini, via del Vigna e zona Sorgenti.

In tarda mattinata abbiamo appena il tempo di fare il punto della situazione e renderci conto che il lavoro da fare era ancora tanto, che capita il primo grave intoppo della giornata: si fora una gomma della macchina. Per di più il mio assistente, forse scoraggiato dalla mole di lavoro da sbrigare, mi pianta letteralmente in asso, adducendo come giustificazione improrogabili impegni familiari.

Sapevo che in federazione erano super impegnati su tutti i fronti, perciò non mi restava altra via che chiedere aiuto agli amici e compagni del mio circolo: “Ardenza la Rosa”. Dopo un giro di consultazioni su WathsApp il gruppo decide di dirottare dal suo impegno Claudia al fine di darmi una mano. Claudia era proprio la persona di cui avevo bisogno. Operativamente è una che “leva il fumo alle schiacciate”, poi è sempre positiva e non demorde mai, lotta accanitamente su ogni pallone fino all’ultimo secondo utile. Ci mettiamo d’accordo per trovarci alle 14.00 e ricominciare il giro, giusto il tempo di portare l’auto forata a casa, mangiare un boccone al volo, prendere il motorino e raccogliere una manciata di voti tra Antignano e l’ospedale.

Claudia porta con se anche Matteo, il figlio di tredici anni, un ragazzo straordinario che ha una dote molto particolare, per noi utilissima: conosce a memoria tutte le strade di Livorno, come un navigatore satellitare. Per un paio d’ore tutto è filato liscio come l’olio. Viaggiavamo come “schioppettate”, tant’è che ci siamo pure concessi il lusso di fermarci a mangiare un gelato. In seguito Matteo si era molto stancato a aveva bisogno di tornare a casa.

Quando il nostro “sherpa” ci ha lasciato, ci siamo sentiti un po’ smarriti. Avevamo perso una pedina fondamentale, il piccolo genio che ci guidava nei reticoli segreti della viabilità livornese. Comunque, anche se in maniera meno programmata e razionale, siamo riusciti a portare a termine il nostro compito, nonostante ad ogni ora che passava si aggiungevano sempre più richieste a quelle che avevamo già in mano.

La cosa più bella di questa giornata però, è stato il contatto umano con tutti gli uomini e le donne che ci accoglievano nelle loro case come fossimo persone di famiglia. Per lo più anziani, che avevano difficoltà a fare cose per noi elementari, come vedere, leggere, fare due passi per uscire di casa. Qualcuno viveva con la badante e non pochi di loro stavano spendendo l’ultima parte della loro vita nella dedizione ad un marito o una moglie infermi o gravemente malati. Ogni volta che entravo in quelle case percepivo lo spessore di un’umanità sofferente, ricca e fragile allo stesso tempo, dal quale mi sentivo attraversato e non di rado travolto, costringendomi a raccogliere tutte le forze per reprimere le lacrime.

Per queste persone è una cosa di vitale importanza poter dare il proprio contributo politico mediante il voto e poco importa se le elezioni in ballo sono primarie di partito, elezioni politiche, amministrative o referendum. È il loro modo di concepire e vivere la Democrazia. E d’altra parte, così hanno imparato fin dalla prima volta in cui hanno avuto la possibilità di votare, che per molti è stato il 1946, il referendum fra Repubblica e monarchia. Un momento nel quale a Livorno e in Toscana ha messo le radici la subcultura che è stata alla base della tradizione e dell’egemonia della sinistra.

Queste persone oggi rimangono gli sparuti testimoni di una cultura politica in via di esaurimento, la cui estinzione si porta dietro un mondo di memorie, storia, tradizione civica, e con esso il venir meno di un sentire comune, di una rappresentazione ideologica della società e di modelli organizzativi che davano la forma politica a quel mondo. Per loro, votare PD, giusto o sbagliato che tale atto si possa ritenere, è il modo più importante che credono di avere in mano per dare un futuro ai propri figli e ai nipoti. Ed è da qui, dalla necessità di ricostruire un tessuto connettivo nella comunità cittadina e dalla convinzione di realizzare un progetto per il futuro di una città da troppi anni in crisi che il PD deve ripartire.

Questa è stata l’esperienza più bella delle “mie primarie”: la politica che diventa umanità, spogliata dai suoi inutili riti e dai luoghi comuni, privata dei meccanismi e dei giochi di potere. A partire da qui vorrei rimettermi in cammino insieme al mio Partito. . .

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