• Home  /
  • Fuori casa   /
  • La musica ai tempi del crowdfounding: i Tres Radio Express Service e il loro terzo disco
La musica ai tempi del crowdfounding

La musica ai tempi del crowdfounding: i Tres Radio Express Service e il loro terzo disco

Alzi la mano chi non ha mai presenziato ad un concerto dei TRES. Ok buttatela giù: fate ammenda quanto prima, o dovrò pensare che la Musica non vi piace poi molto.
Esperimento musicale (a nostro avviso riuscitissimo) nato nel 2009 a Livorno da Simone e Roberto Luti (virtuosi di basso e chitarra) e Rolando Cappanera (batteria), i Tres Radio Express Service, sono un gruppo rock/blues strumentale. Le prime esperienze insieme della formazione titolare risalgono al 1989 e si protraggono fino alla partenza di Roberto per l’America dalla quale torna nel 2008 con un bagaglio musicale a dir poco invidiabile. I T.R.E.S. hanno all’attivo due dischi e diverse esibizioni. Il loro terzo album hanno deciso di realizzarlo attraverso una campagna di crowfounding sul sito musicraiser.com.

E’ molto innovativa l’idea di utilizzare il crowdfounding per la produzione del vostro disco: come vi è venuta in mente questa idea e cosa sperate di ottenere?

L’idea è stata mutuata da amici e colleghi italiani e statunitensi che erano riusciti, attraverso piattaforme come becrowdy o kickstarter, ad arrivare alle cifre necessarie per coprire i costi delle loro produzioni tramite il crowdfunding. Ci piaceva il concetto di supporto dal basso, una sorta di cassa comune popolare come ce ne erano prima, andando a scavalcare determinate logiche discografiche e tutto il lavoro di relazioni da realizzare e mantenere negli ambiti consueti- La piattaforma di Musicraiser ha accettato il nostro progetto e siamo partiti cercando di far capire ai nostri fan e a chi è interessato al gruppo che non si tratta di beneficenza, ma di essere parte attiva nella realizzazione di un disco, comprandolo prima che venga proposto nei consueti canali, dandoci fiducia e supportandoci.

E’ interessante la scelta dei materiali utilizzati sia in fase di registrazione che in fase di realizzazione.

Abbiamo scelto di registrare il disco al S.A.M. Di Lari, in provincia di Pisa, uno dei più importanti studi in Italia, perché ci garantivano tutta una serie di particolarità che cercavamo. Ogni fase della registrazione passava attraverso una scelta precisa della tipologia di microfoni per le riprese, il loro posizionamento, una attenzione al suono di origine degli strumenti maniacale, in modo da avere intatta la nostra resa. Suonando musica strumentale è fondamentale che il nostro suono sia il nostro suono. Il fonico Andrea Ciacchini ha fatto un lavoro superbo e quando ti trovi ad avere il tuo suono riesci ad esprimerti al meglio. Il disco verrà realizzato su CD e vinile, scelta questa dettata dal fatto che abbiamo registrato su nastro, come si faceva un bel po’ di anni fa; il vinile è la scelta migliore per un supporto come il nastro che ha calore e impatto maggiori del digitale.

Si può contribuire acquistando cose anche diverse, a partire da un ringraziamento sul booklet interno fino a l’incisione di una traccia di uno dei membri della band sul brano di chi contribuisce oppure una cena autorealizzata da qualcuno di voi. Quali articoli sono stati più richiesti?

Abbiamo venduto le cene con la band, cucinate da Roberto e Rolando, rispettivamente cena messicana e italiana. Sono esauriti anche i plettri e gli slide di Roberto e il piatto e la pelle della cassa di Rolando. L’articolo più richiesto è la combo CD-vinile, assieme all’intera discografia (3 CD, compreso il nuovo).

Il terzo cd: cosa ci troveremo di bello e in che modo si differenzia dai primi due?

Il terzo disco è una evoluzione del nostro stile e dell’approccio su disco avuto fino ad ora. Il primo disco era stato registrato per 4 giorni LIVE in studio, suonando 2 o 3 versioni dello stesso brano e scegliendo quella che ci pareva migliore. Il secondo è un LIVE vero e proprio, registrato durante un concerto al The Cage Theatre di Livorno. Essenzialmente siamo una band che dal vivo trova la sua dimensione però siamo musicisti capaci di lavorare in studio intendendo lo studio come un momento anche di creazione e arrangiamento, per questo siamo stati al S.A.M. 13 giorni, dormendo e mangiando in una casa affittata vicino allo studio, lavorando per 8-10 ore il giorno, talvolta anche di più. Il nuovo disco è inteso come LIVE ma ci sono sovraincisioni e arrangiamenti che non avevamo realizzato nei dischi porcedenti. Siamo molto contenti del risultato, rispecchia la nostra coesione ed evoluzione. Di bello troverete 14 tracce in cui ci sono le nostre mani e il nostro sudore.

Che consiglio vi sentite di dare ad un ragazzo che vuole diventare un musicista?

La musica è dedizione, rinunce e coraggio, ma ci vogliono anche persone che possano capire la scelta di fare il musicista. In genere i genitori, in Italia soprattutto, non vedono possibile farsi una vita come musicista, un po’ perché è l’Italia stessa che non facilita la professione, un po’ perché non è un paese che offre spazi concreti di crescita e sviluppo. Fondamentalmente un ragazzo che vuole diventare musicista dovrebbe suonare e suonare, cercare di crescere con umiltà, confrontandosi con altri musicisti. Dovrebbe cercare una propria strada solo quando sentirà che sicurezza economica, routine e riposo non sono priorità.

I vostri richiami sono internazionali, ma siete nati a Livorno e i legami con la città sono evidenti: cosa pensate della scena musicale livornese?

Ogni città ha una propria scena musicale, c’è a Napoli come a Prato, a Macerata come a Palermo o Bolzano. La scena livornese è fatta da persone che hanno e stanno dando grande qualità, cercando di fare quello che c’è da fare con dedizione per riuscire a dare voce alla propria musica. Ci sono persone e gruppi che esprimono ottima musica e che collaborano tra loro con passione e divertimento, ci conosciamo tutti, ci sono stima e rispetto. Siamo tutti consci che però, per un musicista o una band, è vitale misurarsi con altre piazze, suonare fuori Livorno, fuori Toscana, perché è davanti a chi non ti conosce che si misura la propria qualità, uscendo dalle pacche sulla spalla e i sorrisi della tua città per permettere alla propria musica di diffondersi e guadagnarsi credito in altri circuiti, crescendo concerto dopo concerto, rapporto dopo rapporto, persona dopo persona.

Se voi foste sindaco per un giorno e senza poter spendere un soldo, cosa fareste per la musica a Livorno?

Direi a chi di dovere di farsi un giro per Ferrara, Pelago, Lucca, Certaldo, Pistoia, Roma, confrontandosi con realtà che funzionano sul piano organizzativo e gestionale, intessendo rapporti con queste realtà e con chi le gestisce, imparando che i soldi ci sono, ci sono sempre, basta capire quali canali sfruttare e come. La cultura è fondamentale, non la si può chiudere in logiche politiche e clientelari. Se non potessi spendere un soldo non avrei la possibilità di ricompensari chi opera nella cultura e riconoscerne un valore sia economico che sociale, sfrutterei probabilmente una passione per un tornaconto di visibilità, reale per chi è politico, assolutamente inutile per chi con la propria passione ci campa. Bisogna sempre riconoscere e rispettare chi offre la propria professionalità, in ogni ambito.

Certo, potrei rivolgermi a commercianti ed operatori culturali e fare di loro gli azionisti di maggioranza di un evento o più eventi, dando loro mandato di occuparsi del programma e delle logistiche, permettendo loro l’accesso alle infrastrutture e azzerando i costi della burocrazia. Un crowdfunding 2.0, forse la soluzione migliore per chi non ha possibilità di spendere e si trova nella stanza dei bottoni. Però dovrei riconoscere che l’associazionismo e i cittadini, uniti in un contesto rigoroso e legittimato, mi fanno le scarpe e, alla fine, probabilmente ricadrei nell’errore di rinchiudere la cultura in un flusso di persone che si stringono attorno al nome di grido, che mi è costato poco e che di culturale non ha niente.

C’è sempre timore di cosa non si conosce, vogliamo sempre quello che ci è più familiare ma così non si va avanti, non c’è ricerca e quindi non c’è crescita, non si danno spazi per realtà che esprimono grande qualità, a fronte di una facilità d’uso che concede rischio zero. Che senso ha portare uno spettacolo che si può benissimo vedere in televisione? La crescita e tutto quello che c’è di buono nella gente nasce solo dalla cultura, non dall’omologazione della stessa.

Grazie mille per l’intervista e soprattutto, per la bella musica che ci fate ascoltare.