Livorno alluvione

La mia alluvione

E’ ormai trascorso un mese da quella maledetta notte quando il cielo ha vomitato 250 millimetri di acqua su Livorno.

La prima volta che sono riuscito a fare i conti con le mie emozioni è stato durante il magnifico evento “BELLA LIVORNO“: fino ad allora mi ero concesso il lusso di coprire certe immagini con un impegno quotidiano, pensando a risolvere certe situazioni, senza pensare alla tragedia che si portavano dietro. A chi mi diceva “questa famiglia ha perso tutto” gli rispondevo “si ma ora di cosa ha bisogno?” Ma di fronte alle note di Madame Sitrì ho dovuto fare i conti con tutto quello che era successo, con lo scopo di mettere un punto almeno alla prima fase di questa faccenda.

Se mi guardo indietro sono stato per poche ore uno sfollato, poi volontario, poi coordinatore di volontari ed infine eccomi qui che cerco di capire cosa ci sia successo e come cercare di guadagnare una nuova normalità. La normalità che non troveranno mai più le persone che sono scomparse ed i loro familiari, oppure che difficilmente troveranno quelli che nell’acqua hanno perso la casa, le macchine o semplici oggetti.

La mia alluvione inizia poco prima delle 4:00, quando mi hanno violentemente bussato alla porta i miei vicini, chiedendo ospitalità. Per un caso fortuito ero a dormire a casa, e dopo averli accolti ed aver atteso le prime luci dell’alba e piogge più miti, siamo riusciti ad uscire in strada: la strada che passava sopra il fiume che ha ucciso la povera Martina era invasa da tronchi di alberi lunghi venti metri che avevano divelto un tubo del gas che sprigionava liberamente il suo contenuto. Cosa diamine era successo? Veramente il fiume era diventato così grande? Veramente era stato lui a giocare a flipper nel giardino dei miei vicini con le loro auto e di riempirgli per trenta centimetri la casa? Lui che due giorni prima era completamente asciutto? E perchè nella mia casa nemmeno una goccia di fango?

Mentre arrivavano le prime bruttissime notizie, per gli abitanti della SP8 arrivava un pulmino della Croce Rossa, attivato dal 118, che avrebbe portato una decina di persone all’SVS in via San Giovanni: tenete presente questi nomi, perchè sono le associazioni di volontariato come l’Arci, le Misericordie (in special modo quella del Centro e di Montenero) e Caritas che hanno sopperito all’emergenza con straordinaria velocità bypassando un controllo superiore che doveva esserci ma che in tutta l’emergenza non ho mai percepito.

Dal giorno dopo sono diventato uno dei tanti volontari, partendo dal Circolo Arci di Salviano ed ho iniziato a cercare qualcosa da spalare: e tanti altri come me, una miriade, uno sciame di ragazzi e giovani e meno giovani che spostavano qualcosa più in là fino a fare pulizia. Uno sciame che nessuno voleva indirizzare: il Presidente del Consiglio Comunale ha scritto su Facebook che non c’è nessuna regola che permette la loro gestione. Ah, l’Italia: senza quello che stai facendo non ce l’avrei fatta, ma quello che stai facendo è fuori legge quindi a parole ti ringrazio ma formalmente non esisti. E’ per questo che con Giulia, Alessio e Giulia è nata la pagina Facebook Aiutiamo Livorno – Info Utili: abbiamo raccolto, verificato le segnalazioni ed infine riunite per un paio di volte al giorno in un post riassuntivo con indirizzi degli interventi richiesti e cosa c’era da fare. 5000 partecipanti al gruppo, siamo stati un bollettino di guerra estremamente preciso ed utile grazie a tanti volontari che ci hanno aiutato andando anche direttamente agli indirizzi a verificare lo stato e l’avanzamento degli interventi. Adesso che le segnalazioni sono quasi finite i post sono molto ridotti, ma moltissimi ci ringraziano per quello che abbiamo fatto.

Ci sono stati delle persone a faticare insieme a me che io non scorderò mai: Ale, Chico ed i suoi amici, Matteo, dei miei amici piloni, l’avvocato Selene ad anche il mio idraulico che è di Rosignano e mi chiama dicendo “Senti, magari sono utile, ho preso mezza giornata di festa, dove posso venire ad aiutare?”. Le donne di Salviano che hanno cucinato almeno 2500 pasti e altrettante merende in una decina di giorni, accogliendo con cura centinaia di donazioni alimentari dei livornesi. Simone che è esperto di sicurezza sul lavoro e ci ha messo in guardia dai pericoli che potessero incontrare i volontari (amianto su tutti, ma anche rischio batteriologico e fisico). Poi Giovanni, un ragazzo del sud senza fissa dimora che sta a Livorno e che si è dato un gran da fare fino a che non gli si sono rotte le uniche scarpe che aveva: solo in quel momento ha smesso di spalare. E anche Paolo, amico di bevute di birra artigianale, ha regalato il suo sabato ed il suo Vito da lavoro a chi aveva bisogno o Massimiliano che è sceso da Varese con una macchinata di oggetti da donare. Ma più di tutti Giulia, la persona che mi sta vicino e che ha coordinato quando io ero a lavoro, ha portato i pasti cucinati e ha fatto quello che io non potevo fare affinchè tutto tornasse al suo posto.

E’ ora il momento che politica e tecnici facciano il loro mestiere: non saranno i volontari a decidere i rimborsi per la cittadinanza colpita, non saranno i volontari a verificare se quella notte è stato fatto tutto quello che era possibile per evitare morti e disastri. Ma sono stati i volontari, nel frattempo, a dimostrare una cosa preziosa come l’oro: se in questa città ci uniamo e lavoriamo compatti per risolvere un problema, ci riusciamo. Livornesi, impariamo da noi stessi: se decidiamo di rialzarci, se decidiamo davvero di far risorgere la città dal fango in cui si trova invischiata, mettiamo da parte i preconcetti e la litigiosità e prendiamo per mano quelli che amano davvero la nostra città. Nessuno potrà fermarci.

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