La bella addormentata

La bella addormentata

C’era una volta, in un Paese famoso in tutto il mondo per la sua bellezza, una città – la più grande di tutta la sua Regione ad essere bagnata dal mare – nella quale per secoli avevano attraccato navi provenienti da ogni parte del globo. Questa città, adagiata su di un bellissimo tratto di costa, con davanti a se numerose isole mete di viaggi di turisti provenienti da tutto lo Stivale e da tutto il Continente, non riusciva però a sognare, rimanendo schiacciata e rattrappita su se stessa.

Era infatti afflitta da due gravi malattie che si alimentavano l’un l’altra. La prima era la superbia: i suoi governanti erano convinti di essere i migliori in assoluto, dallo stile di vita al sapere comune, così denigravano tutti i vicini, compresi quelli della Torre Pendente che avevano, bontà loro, fatto leva sui tesori passati e sulle eccellenze nel campo delle scienze e della medicina per assicurarsi un futuro florido. La seconda malattia era una grave forma di miopia che non permetteva di vedere oltre le colline che sorgevano appena alla fine della città, facendo sì che non si percepissero i pericoli provenienti dall’esterno e non si fiutassero le occasioni che il buon vento poteva portare. I cittadini, allora, stufati dei vecchi regnanti che avevano tenuto sotto scacco la città per quasi settant’anni, decisero di ribellarsi e, seppur divisi in tante fazioni ma aiutandosi l’un l’altro, riuscirono a mettere da parte l’antica dinastia portando sul trono uno di loro. Costui era uno scienziato occhialuto che se ne andava in giro in bicicletta e prometteva cose semplici ma buone e diceva che, essendo un cittadino comune, avrebbe restituito la città ai suoi stessi abitanti. Ma si sa, i governanti, spesso, non sono altro che cittadini loro stessi e ne possiedono sia i pregi che, soprattutto, i difetti. I labronici (è così che si chiamavano) si trovarono, quindi, ad aver cambiato tutto ma non aver cambiato niente – come insegnava il saggio Verga – e iniziarono a disperarsi quando si resero conto che tutto sarebbe rimasto com’era se per primi non avessero cambiato il loro atteggiamento nei confronti della città.

Se dovessi immaginarmi un racconto d’altri tempi sulla nostra cara Livorno, questo potrebbe essere l’incipit. Purtroppo, e lo dico assumendomi le responsabilità di elettore del PD riguardo alle gestioni precedenti all’attuale, il cambio tanto sperato dai livornesi con il voto al Movimento 5 Stelle, dopo 17 mesi, fatica ad arrivare. Nogarin e compagni avevano promesso di cambiare molte cose: riguardo all’Ospedale, si sarebbe ristrutturato l’esistente evitando inutili sprechi; l’AAMPS non avrebbe fatto parte del processo di riassegnazione del servizio di raccolta dei rifiuti all’interno dei confini dell’Ambito Territoriale Ottimale ma, invece, sarebbe stata risollevata e elevata a fiore all’occhiello della città; la Darsena Europa un’opera inutile e dannosa per il territorio. Senza parlare poi degli autobus gratis e di tutte le altre promesse minori della campagna elettorale dello scorso anno.

Ad oggi, le scelte fatte nei mesi precedenti non hanno ancora portato vantaggi evidenti, ma solo confusione: i soldi promessi dalla Regione per la costruzione di un Ospedale nuovo sembrano non essere disponibili per la semplice ristrutturazione dell’esistente, con uno battibecco continuo tra la giunta livornese e l’assessore alla Sanità Saccardi che difficilmente porterà lontano e con il probabile risultato che quelle somme, inizialmente destinate al nostro territorio, finiranno altrove. La municipalizzata, invece, pare non se la passi molto bene e sicuramente non meglio rispetto agli anni passati: tutta colpa delle precedenti gestioni? Possibile, ma a quanto ci risulta l’amministrazione ha un suo rappresentante nominato a capo dell’azienda (per la verità ne ha già nominati quattro in un anno e poco più) e, quindi, come le responsabilità precedenti non possono essere additate a chi non c’era, le attuali devono ricadere su chi c’è, ora. Inoltre – ed è questo il punto nevralgico della vicenda rifiuti – non si riesce a capire che fine farà l’AAMPS nel processo di riorganizzazione dell’ATO Costa: ne rimarrà fuori fino all’ultimo momento possibile, perdendo qualsiasi potere contrattuale e venendo riassorbita quando i debiti non potranno più essere onorati, oppure si pensa invece, con lungimiranza, di cogliere l’occasione e inserirsi adesso, a processo ancora in corso, da protagonisti, giovando anche degli eventuali benefici dell’ingresso di un soggetto nuovo e con risorse magari private?

Infine, la Darsena Europa, anzi, il Porto: sentiamo ancora l’eco delle polemiche delle scorse settimane dovute all’assenza del Sindaco di Livorno alla presentazione del bando di gara europeo a Bruxelles per la costruzione della nuova piattaforma. Ma come può pretendere, Nogarin, di essere invitato alla presentazione di un progetto nel quale egli stesso ha dichiarato più volte di non credere? Siamo sicuri che una sua presenza – e un suo intervento, magari – avrebbe rafforzato l’attrattività del progetto? Più probabilmente, l’avrebbe indebolita. Per fortuna, le autorità portuali sono indipendenti dall’amministrazione cittadina e la notizia degli scorsi giorni dell’avvio della fusione tra i porti di Livorno e di Piombino potrà creare, così ci si augura, un unico soggetto gestore dei due maggiori porti della Toscana e dell’Italia centrale, trasformando la Toscana nella porta che colleghi il Mediterraneo – il mondo – con l’Europa centrale.

Quello che aspettiamo tutti, soprattutto gli elettori che non hanno votato il M5S, è che questa amministrazione palesi il suo progetto e la sua visione per la città di Livorno. Faccia delle scelte chiare, precise, dismettendo i panni del bastian contrario ma valutando i benefici che avrebbe tutto il territorio dalla collaborazione – dovuta – con gli altri territori e gli enti di governo vicini. Perché, agli occhi di un estraneo alle vicissitudini labroniche, la città appare più isolata della Gorgona e con una visione a dir poco confusa di quello che vuol fare da grande. Il rischio è che Livorno rimanga al palo per altri 4 anni e questo, caro Sindaco, non ce lo possiamo proprio permettere.