Leggo libri

#IoLeggoPerché2017

Flavia Russo insegna lettere alla scuola media “C. Marchesi” di Stagno (Comune di Collesalvetti, in provincia di Livorno) che fa parte dell’Istituto Comprensivo “M. Benedettini”. Ha 29 anni ed è entrata di ruolo con il concorso 2016. Ci presenta una bellissima iniziativa alla quale aderiamo volentieri. Buona lettura

Proverò a non essere retorica, ma quando si parla di libri, di scuola il rischio è davvero altissimo. Potrei concentrare tutti i clichés in queste prime righe e togliermi il pensiero: leggere fa bene, per scrivere bene bisogna leggere tanto, anche perché stimola la fantasia, e se la scuola gioca un ruolo decisivo, anche le famiglie… perché a leggere ci si abitua da piccoli.

Ma insomma, il punto è che leggere ai ragazzi non piace. Il punto è che convincerli a farlo, anche solo un po’, è molto faticoso e a volte sembra una battaglia persa. Il punto è che far leggere loro un romanzo come Dio comanda, in edizione integrale, è un’impresa titanica. Perché leggere fa fatica.

La questione mette me, che insegno italiano alle medie, in un particolare imbarazzo: infatti, mentre su tante cose li capisco, a questo proprio non ci arrivo. Io ho iniziato a leggere libri in terza elementare e non ho più smesso. Per me era strano non farlo.

Riflettendo sulla questione e pensando a come tirarmi fuori in modo sensato e non soporifero dall’ultima delle tre ore di lettere (di fila) che ho il giovedì in seconda, ho pensato che forse potevo provare a leggere qualcosa ad alta voce, che così è la sesta ora e ci riposiamo un po’.

Giovedì scorso abbiamo letto quello che, a parer mio, è uno dei più bei racconti italiani contemporanei, Il colombre di Dino Buzzati. Un po’ per caso, un po’ perché la storia si prestava ad un discorso che avevamo iniziato insieme sulla paura e sulla suggestione, abbiamo cominciato la lettura, ma, poco prima della fine, è suonata la campanella. Quella dell’ultima ora. Quella del liberi tutti (me compresa), finalmente si pranza. Ero già rassegnata, ma invece niente. Niente sospiri di sollievo. Niente corsa ai giacchetti. Niente ressa per recuperare i cellulari dalla scatola. Tutti fermi e zitti. Io, impassibile, ho cercato di non mostrare la mia commozione e ho continuato a leggere le sei sette righe che ci separavano dal finale, bellissimo e sorprendete, in cui il protagonista scopre che quello che aveva sempre ritenuto vero e che aveva influenzato la sua intera esistenza diventando un’ossessione era in realtà una grande menzogna. Gli avevano raccontato il mondo peggio di come fosse in realtà.

Ecco, anche a me poteva andare peggio. In tre o quattro (su ventuno) mi hanno chiesto se potevo leggere loro qualche altra cosa di quel genere (e già qui si sarebbe portato a casa lo stipendio), ma il bello è che altri sette o otto mi hanno chiesto se qualche altra cosa di quel genere potevano leggersela loro. Da soli. A casa. Ed è quando ho dato al primo che avevo davanti la mia personale copia dei racconti di Buzzati mi sono resa conto che sarebbe stato bello mettere a posto i libri sparpagliati in giro per la scuola e magari trovare il modo di acquistarne altri. Perché non possiamo proprio farci trovare impreparati quando scopriamo che ci avevano raccontato il mondo peggio di come è in realtà. Non possiamo proprio non avere una biblioteca scolastica.

Ed è qui che entrate in gioco voi. Dal 21 al 29 ottobre parte la campagna #ioleggoperché2017, una collaborazione tra l’AIE (Associazione Italiana Editori), le librerie e le scuole. Si va in libreria, si sceglie un libro e lo si acquista indicando al libraio a quale scuola lo si vuole donare. L’AIE, nella settimana successiva, invierà alle scuole circa il doppio dei libri che hanno ricevuto in dono in questi giorni. Insomma, ogni libro che decidete di donare per noi scuole vale doppio.

La scuola media “C. Marchesi” di Stagno, che insieme alle scuole elementari e dell’infanzia, fa parte dell’IC “M. Benedettini”,  è la mia scuola e aspetta il vostro fondamentale contributo.

Andate alla libreria Feltrinelli di via di Franco, alla libreria Ubik di Via Ricasoli o al Teatro dei Libri di Corso Amedeo e aiutateci a creare la nostra biblioteca scolastica. Fatelo. Perché io ho ancora davanti a me molte ultime ore di italiano da riempire e perché, come impariamo leggendo Buzzati, il mondo è molto meglio di quello che ci vogliono far credere.

Feltrinelli Livorno

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