Il treno delle 8.28

Il treno delle 8.28

Oggi presentiamo ai nostri lettori l’opera prima pubblicata da una nostra concittadina. Il romanzo si chiama “Il treno delle 8.28” e l’autrice è Valentina Paoletti Lombardi. Attrice teatrale conosciuta e con la passione per la fantascienza, Valentina ci racconta qualcosa di sé e del suo libro, sviluppato e scritto attraverso varie fasi della sua vita. Buona lettura

1) Per prima cosa, dicci qualcosa di te, siamo curiosi!
Ciao a tutti, vorrei dire qualcosa di carino, fare una battuta, fare la splendida, ma l’unica cosa che mi viene in mente: semplicemente donna.

2) Hai girato molto nella tua vita, c’è però qualcosa che ti lega in particolare a Livorno?
Ho girato non così tanto in realtà ma voglio rimediare. Livorno è il mio mare, quello senza il quale sto male. Un po’ come il vero amore di cui non puoi fare a meno. Sono le radici. E le radici sono importanti. Citando le parole della Santa nella “La grande bellezza” di Sorrentino. Trovo lo scorcio del porto sulla Fortezza Vecchia paesaggi di una tipicità unica. Ogni volta che ci passo guardo i pescatori, i gabbiani, e mi immagino come doveva essere durante l’epoca del porto franco, una miriade di colori e di persone e di umori e sapori, proprio come il nostro cacciucco.

3) Un romanzo, nato come?
Si tratta di un romanzo breve e può assomigliare giusto a un cacciucco, nel senso che è molto affollato. C’e’ un cacciucco di personaggi tutti funzionali alla storia ed importanti. E’ nato quando frequentavo  l’università attorno ai miei 25 anni proprio come l’età della protagonista, Letizia. Poi l‘ho dimenticato nel famoso cassetto dei sogni per dare priorità alla recitazione e durante un ennesimo trasloco romano è saltato fuori, così ho deciso di dare una dignità a quel manoscritto. Inoltre ho avuto pena della Valentina ventenne e della sua speranza in merito al testo, così ho deciso di fare un salto nel passato. Mancava lo sviluppo e un finale e 2 anni fa, a Roma, in un mese, l‘ho terminato.

4) La tua passione per la fantascienza, cosa puoi dirci al riguardo?
Trovo affascinante tutto il filone distopico e sociologico della fantascienza: mi sono laureata in scienze politiche con una tesi del cinema di fantascienza. L’idea nacque perchè non volevo fare la solita tesi di storia o filosofia o diritto e perchè in quegli anni correva il cinquantenario di FAHRENHEIT 451 di Ray Bradbury. Lessi un articolo su un quotidiano e iniziai a interessarmi prima a quel testo, che trovo sia un geniale inno alla cultura e alla poesia, e dopo mi sono allargata a quel genere di fantascienza: quello che ci fa riflettere su dove andiamo, chi siamo, su quali potrebbero essere e quanto possibili gli sviluppi di una tecnologia abbastanza ingombrante ma di cui non possiamo farne a meno. Quindi tutta colpa di Bradbury il quale diceva: parlare del futuro non e’ altro che una scusa per parlare del presente. Inoltre mi soffermai sul cinema di fantascienza, vidi non so quanti film, primo in assoluto Blade Runner e da qui parte tutto il filone di P. Kindred Dick, e prima ancora di Huxley e poi di Eric Artur Blair.

5) Dacci tre motivi per cui leggere il tuo libro
E’ breve, si legge tutto di un fiato, (cosi mi dicono) avvincente quindi, riflessivo ma senza essere pesante. Un compagno di viaggio sonoramente silente ma che ti parla in altro modo. E infine può interessare tutti coloro che hanno voglia di rompere gli schemi, o che lo fanno quotidianamente (buon per loro) o che lo vorrebbero fare ma non ne hanno il coraggio. Ecco, potrebbe essere adatto a chi è in cerca di coraggio. OPS, forse ne ho detti più di 3.

6) La tua biografia è stata caratterizzata dall’amore in generale per la cultura, sotto molte forme. Com’è essere artisti e avere a che fare con questa città?
E’ stimolante, anche se ,devo essere sincera? Sono in parte d’accordo con Paolo Virzì su Livorno: è una città ferita, che avrebbe bisogno di una terapia di gruppo. C’è troppa divisione e poca solidarietà, troppa invidia e poco fare strategia comune. E’ anche purtoppo la natura umana, ma nella natura umana c’e anche tanta, tanta bellezza. E’ una città con un potenziale unico che è inespresso. Ci diciamo l‘un l’altro quanto siamo bravi ma rimanendo stretti nella cerchia quando basta allargare lo sguardo per capire che c’è tanto da lavorare. Non si è troppo disponibili ad accettare la disponibilità che magari l’altro ti può dare. Ci sono angoli di Livorno che rimango a guardare e che sogno di vedere trasformati e valorizzati. Il tutto non lo fa solo chi la governa una città ma soprattutto chi la abita. Esempio superficiale: ad una festa a Livorno la gente si guarda. Non balla. Come se avesse paura di qualcosa. Sembra banale ma atteggiamenti come questi sono la cartina tornasole di qualcosa che non va nella mentalità collettiva.

7) Il treno delle 8.28, metafora di?
Di un liberazione. La libertà è al centro del romanzo.
Una libertà da intendere come più si desidera, ma soprattutto la libertà di poter essere se stessi, la libertà di alleggerirsi dalle zavorre mentali, la libertà insomma di poter “sentire” invece che razionalizzare troppo tutti e tutto.

8) Ci salutiamo con una massima, un aforisma, una frase che vuoi regalarci. Ciao Valentina
“Hai una sola vita, ma se la vivi bene, è sufficiente. L’unica cosa reale è ora, questo giorno. Cosa aspetti per iniziare a essere felice?” Cit. di Isabell Allende che insieme a Doris Lessing stimo molto.

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