• Home  /
  • Fuori casa   /
  • Il diritto alla buona notizia, anche a Livorno.
Il diritto alle buone notizie anche a Livorno

Il diritto alla buona notizia, anche a Livorno.

Le lamentele diffuse in città andrebbero combattute a colpi di buone notizie. Le belle cose fanno bene al cuore, come negarlo, cambiano la prospettiva e rendono più disponibili le persone. Proprio per questo sarebbe meglio far circolare le buone notizie in città, soprattutto a Livorno dove siamo bravissimi a lamentarci senza fare niente e l’apatia negativa regna sovrana ( non solo per colpa dei cittadini, questo ci tengo a dirlo).

Può sembrare solo una mia fissazione, visto che continuo a ripeterlo, ma la nostra Bella Livorno non sa comunicare. Forse non lo sappiamo fare neanche noi cittadini ma l’Amministrazione Comunale si sta impegnando un po’ troppo per diffondere quel silenzio che degenera in torpore. Non solo non c’è dialogo ma non c’è neanche una comunicazione monodirezionale. Le potenzialità sono tante, le iniziative parecchie ma nessuno ne sa nulla.

Voglio farvi due esempi che mi hanno colpito: due buone notizie in cui mi sono sentita coinvolta e che sono passate inosservate.

La prima è notizia di un paio di anni fa e riguarda le coppie di fatto. Da marzo 2012 Livorno, dopo Torino e Padova (le sole due città in Italia), ha iniziato a rilasciare attestazioni di “famiglia anagrafica basata su vincoli affettivi e di convivenza”. Non solo un registro delle unioni di fatto, bensì un’attestazione che eleva la dignità delle persone e riconosce il valore di tutte quelle famiglie basate su vincoli affettivi non ufficializzati con il matrimonio. Il maggiore quotidiano cittadino, “Il Tirreno”, analizzò la questione e documentò i traguardi raggiunti ma in città pochi ne hanno sentito parlare.

La questione, invece, a mio parere doveva essere non solo divulgata con maggiore eco ma anche approfondita. Poteva davvero essere un vanto cittadino per i traguardi che erano stati raggiunti nelle parole tanto care alla città labronica: libertà e uguaglianza. Occorreva, forse, dare indicazioni sui casi in cui si potevano utilizzare le attestazioni, i diritti che si acquisivano e tutta una serie di indicazioni, magari banali, sui referenti, sugli uffici preposti e sulle tempistiche di rilascio.

La seconda notizia riguarda una gradito servizio che ci offre la nostra città: il Wi Fi. Proprio qualche giorno fa è stata attivata la decima area internet gratuito nel quartiere Shangai ma, a parte un breve articolo e un misero totem in Piazza delle Repubblica, di questa cosa pochi sanno. E invece è una gran cosa e molte città – la prima fu Bologna – si sono fatte belle davanti all’intero paese, di questo servizio.

Per una città come Livorno, avere la quasi copertura totale di Wi Fi gratuito non è una cosa da poco: un servizio utile, gradito e democratico se vogliamo, che ci dovrebbe dire che la nostra amministrazione fa qualcosa per noi e ci offre la possibilità di connetterci alla rete ed avere l’accesso a tutte le informazioni che vogliamo o di cui abbiamo bisogno. E invece, niente da fare: ho uno smartphone ma uso sempre il mio 3G perché a parte il Tirreno, che non leggo per scelta e Piazza della Repubblica dalla quale passo solo in macchina, non sapevo del Wi Fi gratuito.

Mi potreste dire che sono pigra e che se non leggo il Tirreno peggio per me, ma quello che voglio dire è un’altra cosa. È chiaro che i cittadini si debbano interessare ed essere attivi, ma l’amministrazione comunale deve comunicare e deve farlo in modo diffuso e capillare, non affidandosi ad un solo quotidiano ma strutturando un piano comunicativo dettagliato.

Abbiamo diritto alle buone notizie e il dovere di sapere le cose brutte per conoscerle e affrontarle, magari attivando quella cosa costruttiva che si chiama dialogo e che non deve rimanere una scatola vuota da campagna elettorale. Parliamone e parliamoci e facciamolo in tutti i modi possibili e disponibili che sono davvero tanti.

Per tutto questo mi auguro che la nuova amministrazione in arrivo a maggio pensi alla buona comunicazione e al valore che può avere anche nell’impegno e nella collaborazione dei cittadini. Chiedere un assessorato sarebbe troppo, me ne rondo conto, ma potrebbe essere una delega sul tema, l’inserimento di un referente con un ruolo specifico nello staff del sindaco oppure l’affidamento della gestione ad una struttura tecnica che possa curare e gestire tutti i passaggi.

Basterebbe fare qualcosa e parlare ai cittadini. Magari tendono l’orecchio, ascoltano e alla fine partecipano. Magari.