• Home  /
  • Fuori casa   /
  • I mezzi pubblici e il livornese. In che direzione andiamo?
I mezzi pubblici e il livornese. In che direzione andiamo?

I mezzi pubblici e il livornese. In che direzione andiamo?

Se volete capire qualcosa delle città (o, più in generale, dei Paesi) che visitate, fatevi un giro sui mezzi pubblici. Una volta a bordo, avrete modo di capire quali sono le fasce sociali che ne fanno più frequentemente uso e avrete – anche – un’ ottima fotografia di quanto multiculturale sia la nostra società. Ma non è di sociologia che vogliamo occuparci, bensì della qualità dei servizi. L’Italia è tristemente famosa per i ritardi dei suoi mezzi pubblici – non solo dei treni –, per la (spesso) diffusa sporcizia, per i disservizi più vari, anche se esistono felici eccezioni e non tutto il mondo è paese. Livorno, però, permettetecelo, non la si può certo annoverare tra queste ultime. La maggior parte di voi, molto probabilmente, è dai tempi del liceo che non prende un mezzo pubblico e quindi ha ricordi un po’ sbiaditi ma – provateci uno dei prossimi giorni – prendete un autobus urbano e toccherete con mano quello che stiamo per dirvi. I mezzi sono mediamente obsoleti (vedi dati presenti sul sito al 31-12-2010), rumorosi e sporchi. Sui ritardi non ci pronunciamo perché servirebbe una seria indagine statistica e quindi non sarebbe onesto obiettare sui minuti in più di ogni corsa.

A prescindere da quanto detto finora, è, in realtà, il servizio globale in sé che va ripensato ed è su questo che vorremmo concentrarci.

Attualmente Livorno è servita da 16 linee per una copertura quasi totale delle aree urbane. Come ovvio che sia, un’intensificazione di corse e linee è prevista per il centro città mentre sembra essere depotenziata la zona porto e stazione marittima che al contrario potrebbe essere utile per il trasporto ed il transito dei turisti. Altra zona da definire “poco coperta” è la zona mare, servita da due linee e poche intersezioni. Per questa area cittadina sarebbe interessante pensare ad un potenziamento stagionale non solo per agevolare i cittadini ma soprattutto per diminuire sensibilmente il traffico del Romito, una strada che per conformazione naturale mal si presta a grandi affollamenti.

In città sono presenti 3 parcheggi scambiatori (Viale della Libertà, Largo Christian Bartoli e Stazione Marittima), nati e realizzati per consentire ai cittadini di parcheggiare comodamente l’auto e utilizzare i mezzi pubblici – “le navette” – in tutta libertà. Tutto molto bello, se solo fosse partita la cosa e se i cittadini utilizzassero davvero il servizio.

Ma il problema possono essere solo la mappa, le coperture garantite dalle attuali linee urbane e i parcheggi che non funzionano? Se così fosse potremmo semplicemente ridisegnare i percorsi, ottimizzare orari e linee, promuovere meglio il servizio parcheggio-navetta e probabilmente otterremmo risultati in poco tempo, qualora, ovviamente, la cosa fosse realizzata da tecnici competenti.

Il problema principale e più difficile da risolvere è l’approccio ai mezzi pubblici. Il Livornese usa la macchina, c’è poco da fare. Sugli autobus trovi gli adolescenti che non hanno la mamma che fa da tassista, gli anziani e tutti coloro (solitamente di classi sociali più basse) che non hanno un mezzo proprio. Questo perché non esiste la cultura dei mezzi pubblici: “vado con la mi’ macchina perché faccio prima” oppure “ prima di prendere l’autobus piuttosto vado a piedi”, sono solo alcune delle scuse che ci diciamo credendo di perdere meno tempo, illudendoci di risparmiare e non mischiandoci con gli altri. Da questo punto di vista il Livornese va rieducato in una visione globale e comune della città. Ma anche l’azienda dei trasporti pubblici deve assolutamente fare la sua parte. Come? Potenziando il servizio, migliorando la qualità dei mezzi e promuovendo una nuova educazione al mezzo mediante un dialogo con i cittadini che non devono solo subire passivamente i ritardi ma avere un referente sul territorio con cui parlare.

Una mossa interessante in questo senso, potrebbe essere, come abbiamo già accennato, l’incentivazione all’utilizzo stagionale del trasporto pubblico. Se ci fosse una navetta che facesse avanti e indietro dalla Rotonda (parcheggio scambiatore Largo Christian Bartoli) al Romito, con varie tappe tra il Boccale e la Cala del Leone, voi non la prendereste? Noi sì e potrebbe davvero essere un buon servizio che eviterebbe di aumentare il traffico, gli incidenti e migliorare la mobilità.

Da non escludere anche un servizio dedicato alla movida serale, come è stato organizzato per un periodo per la zona Porta a Terra in ottica commerciale. Se magari avessimo una navetta che collegasse la Venezia, al viale Italia fino anche a Calafuria, potremmo spostarci meglio e preoccuparci di meno, giusto?

Un’altra idea, questa però molto ambiziosa e con uno sguardo al medio-lungo periodo – visti anche i notevoli investimenti necessari; però intanto sarebbe opportuno parlarne – è quella di una metropolitana di superficie, presente a Livorno nel dopoguerra del secolo scorso e successivamente abbandonata, ma molto diffusa in Europa e in alcune città italiane. Si potrebbe pensare ad una linea ferrata che tagli la città da nord a sud. Anzi, l’ideale, sarebbe un tracciato composto da due linee ferrate (a forma di una grande X) che si intersechino nel centro città e con gli estremi ai quattro “angoli” di Livorno: in senso orario, il Porto-Venezia (con funzioni, quindi, di ricezione del turismo da crociera o del traffico passeggeri, ma anche di collegamento della zona più “giovane” e più difficilmente raggiungibile in auto al resto della città); la zona Sorgenti-Fonti del Corallo, anche qui con un capolinea “di ingresso”, per chi giunge da Nord o dalla Stazione o, al contrario, vuole raggiungere la zona commerciale di Porta a Terra; Montenero, in previsione anche di un crescente spostamento dei livornesi nella zona del futuro Ospedale e, comunque, di un’estensione residenziale – in parte già avvenuta – nella zona stessa; Ardenza-Antignano, collegando quindi l’anima di Livorno – il mare – al resto della città.

“L’abitudine è mezza padrona del mondo” diceva D’Azeglio. Ma se proviamo a migliorarla possiamo vivere a pieno la nostra città.