Fuori come va

Di trasformismo e congressi

La situazione politica locale è piuttosto tragicomica. Abbiamo un Sindaco che si vanta spesso, sui social network in particolare, di aver raggiunto risultati mai visti in città. Lo fa sui social network proprio perché i più, trattandosi di un pubblico nazionale, non possono verificare i fatti. Probabilmente sia io che molti miei concittadini dovremmo invece andare a fare una bella visita dall’oculista: tutti questi risultati non sono proprio facili da vedere.

Battute a parte la città di Livorno sta vivendo un momento davvero difficile ma voglio precisare che non ritengo sia tutta colpa di Nogarin. Non è possibile dimenticare facilmente anche una vecchia gestione amministrativa che ha fatto troppo poco affinché Livorno non sprofondasse in un tunnel dove fabbriche, piccole aziende e negozi chiudessero dalla mattina alla sera. Colpa si della crisi, ma anche di un mancato ricerca di identità (industriale, turistica, terziario) che a Livorno manca da circa 10 anni dopo la fine della presenza del grande statalismo economico. Più che altro il 2019 si sta avvicinando ed è facile domandarci se saremo pronti a riprenderci la città senza ricommettere gli errori del passato ma che saremo pronti a far rinascere Livorno come fece la Fenice dalle ceneri. Operazione difficile e che non si basa soltanto sullo scegliere un candidato sindaco, ma sulla forza di un progetto politico rinnovato e utile al territorio.

Le giornalate che io ho soprannominato “Le coliche politiche” hanno spesso il sentore di ripicche verso il Movimento. Per non parlare dei voli interni al Pd stesso che danno l’idea di poltronificio senza alcuna idealità. Guardiamo ad esempio al giorno dopo la sconfitta del referendum del 4 dicembre. Non appena conclusa l’analisi del voto sono tanti quelli che non hanno perso un momento per “accoltellare” Renzi alle spalle e lanciarsi al volo sul carro di quelli che poche settimane dopo sarebbero stati gli scissionisti del PD, capitanati dal Presidente Regionale Enrico Rossi. Esempio vincente di personalità politica dalla memoria molto corta: nel suo secondo mandato il Presidente Rossi è stato per molto tempo più “Renziano” di Renzi stesso. Soprattutto nella fase della sua ricandidatura.

Purtroppo anche a Livorno questo atteggiamento è stato praticato, interessando probabilmente l’1% della popolazione livornese, ma per chi come me vive da militante dentro ad un partito, non può essere soprasseduto. Quasi tutti con Renzi durante il referendum, alcuni in realtà con Renzi ma molto silenziosi durante la campagna elettorale, e poi magicamente dopo la sconfitta pronti a sostenere la candidatura del “compagno” Enrico Rossi, salvo poi scaricarlo successivamente dopo che aveva fondato il nuovo partito DP (Democrazia Progressista). Forse proprio perché attraverso quel progetto politico non avrebbero avuto più alcun risalto su Livorno.

Come se non bastasse accade la seconda magia nel giro di soli due mesi: arriva la candidatura di Andrea Orlando. Ed il Cuperliano diventato Renziano, diventato Rossiano diventa Orlandiano. Fino ad addirittura qualcuno che all’ultimo tuffo da possibile orlandiano, si sveglia renziano.

Ora, in politica si può cambiare opinione. Ed è giusto che di congresso in congresso ognuno valuti il candidato migliore rispetto alla politica da mettere in atto. Ma credo che ci voglia tempo, parole, passaggi seri. Non poche ore, e qualche post su Fb. Ci vuole un processo politico che sia credibile agli occhi di chi ci guarda e vorremmo che ci votasse.

Io sosterrò Renzi per la sua riconferma alla guida del PD come nel 2013 e oggi all’alba di queste primarie mi appresto di nuovo a votarlo e sostenerlo con la solita energia e il solito entusiasmo. Non mi vergogno a dirlo ma ritengo che sia stato il miglior Presidente del consiglio degli ultimi 20anni.
Buon congresso a tutti