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Aamps. Concordato preventivo

Aamps. Tutto ciò che abbiamo perso con il concordato preventivo

Articolo inviato dall’amico Rocco Garufo.

Ad oggi la situazione di Aamps è talmente nebulosa ed ingarbugliata che neanche uno stregone dotato di possenti capacità divinatorie sarebbe in grado di capire cosa potrà succedere nel giro di un solo semestre. Infatti, la guerra di pareri legali, contenziosi, ingiunzioni di pagamento e conflitti di ogni tipo sembra diventato inestricabile sia alla logica che alla politica.

È chiaro che quando un’amministrazione comunale cede la parola ad un esercito di giudici, avvocati e consulenti di ogni genere, la prima cosa che si perde e forse la più importante, è l’arte Politica, ovvero la capacità di risolvere i problemi e comporre i conflitti secondo una visione dell’interesse generale. A questo punto della partita risulta persino stucchevole ribadire che l’ingresso nella realtà di RetiAmbiente, il consorzio che riunisce le aziende della Costa Toscana, era la soluzione ai problemi finanziari, gestionali ed impiantistici dell’azienda, o quantomeno garantiva un quadro nel quale quei problemi potevano essere governati.

Per fare solo un esempio: la gestione del ciclo dei rifiuti al livello di costa toscana comporterebbe un’ottimizzazione degli impianti con risparmi stimati intorno al 30% rispetto ai costi attuali. Tanto per intenderci, sono i vantaggi delle economie di scala. Per questa via, lasciando la tariffa inalterata, cioè senza gravarla di ulteriori aumenti, sarebbe stato possibile rientrare dalla situazione debitoria entro il 2019, come peraltro aveva sostenuto il vecchio management di Aamps, prima nominato e poi liquidato da Nogarin. Nello stesso quadro di gestione, si potevano e si dovevano affrontare, in accordo con le rappresentanze sindacali e con i lavoratori, i problemi relativi alla gestione del personale: tagli dei costi; razionalizzazione delle funzioni; eventuali distorsioni nella distribuzione delle mansioni e ogni altro problema ravvisabile.

Ma in realtà, ciò che con il concordato si è perso nella sostanza e che sarà difficile recuperare nel giro di breve tempo, sono questioni di polpa: una visione progettuale e un quadro di pianificazione razionale, dentro i quali si affrontano con serietà i nodi di fondo di una partita estremamente complicata come la gestione dei rifiuti. In quasi due anni l’Amministrazione Nogarin non ha detto un parola sugli impianti da realizzare; sul livello di raccolta differenziata da raggiungere e le soluzioni da attuare; le politiche concrete per la riduzione dei rifiuti; come aggredire il problema enorme dei rifiuti speciali. Tutte questioni, che al di là dell’azione della magistratura, o dell’esito del concordato preventivo, attendono comunque risposte certe da parte del Comune.

Qui di seguito alcuni esempi molto banali su cosa si potrebbe realizzare.

Primo: per migliorare le percentuali di raccolta differenziata sarebbe molto importante avere una “ricicleria”, cioè un impianto che utilizza i materiali derivanti dalla raccolta per realizzare prodotti finiti. Ora, un impianto del genere, realizzato nel bacino d’utenza livornese comporterebbe solo costi e diseconomie, mentre al livello di ATO Costa sarebbe molto più funzionale ed efficiente, senza considerare che sarebbe più agevole finanziarne la realizzazione.

Secondo: il livello di scala dell’ATO costituirebbe una massa critica ottimale per mettere in campo strategie di “Acquisti pubblici verdi”, cioè l’utilizzo della spesa pubblica per l’acquisto di prodotti e servizi ad elevato contenuto ambientale.

Terzo: con l’ingresso in RetiAmbiente i Comuni dell’ ATO beneficiano di finanziamenti per implementare le politiche di riduzione dei rifiuti. A Livorno, per esempio, si potrebbero utilizzare questi finanziamenti per la diffusione dei “fontanelli” di acqua potabile su tutto il territorio cittadino; un progetto che farebbe risparmiare grandi quantità di plastica e avrebbe anche positivi risvolti sociali quantificabili con il risparmio delle famiglie nella spesa per l’acqua.

Come si può vedere da questi esempi, non si tratta di fare chissà cosa. Basterebbe un lavoro tenace e paziente su obbiettivi e traguardi a portata di mano, sostenuto da impegno quotidiano e dalla voglia di “sporcarsi le mani”. D’altronde “lavoro tenace e paziente” erano le parole che usava Max Weber per definire la politica e quindi sarà difficile aspettarsi qualcosa del genere da chi ha consacrato tutta la propria azione nelle istituzioni all’antipolitica.